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martedì 28 gennaio 2014

Gli araldi neri - Cesar Vallejo

Gli araldi neri

Ci sono colpi nella vita, così forti…io non so!                                   
Colpi come l’odio di Dio; come se di fronte ad essi,
la risacca di tutto il sofferto
ristagnasse nell’anima…Io non so!

Sono pochi; però sono…Aprono solchi scuri
nel volto più fiero e nel lombo più forte.
Saranno forse i puledri di barbari Attila;
o gli araldi neri che ci invia la Morte.

Son le cadute profonde dei Cristi dell’anima,
di qualche fede da adorare che il Destino bestemmia.
Questi colpi sanguinosi sono i crepitii
di qualche pane che sulla porta del forno ci si brucia.

E l’uomo…Povero…povero! Gira lo sguardo, come
quando una pacca sulla spalle ci chiama;
Gira gli occhi pazzi, e tutto il vissuto
ristagna, come una pozzanghera di colpa, nello sguardo.

Ci sono colpi nella vita, così forti…Io non so!
(traduzione: Federico Guerrini)

Los heraldos negros
Hay golpes en la vida, tan fuertes … ¡Yo no sé!
Golpes como del odio de Dios; como si ante ellos,
la resaca de todo lo sufrido
se empozara en el alma… Yo no sé!

Son pocos; pero son… Abren zanjas obscuras
en el rostro más fiero y en el lomo más fuerte.
Serán talvez los potros de bárbaros atilas;
o los heraldos negros que nos manda la Muerte.

Son las caídas hondas de los Cristos del alma,
de alguna fe adorable que el Destino blasfema.
Esos golpes sangrientos son las crepitaciones
de algún pan que en la puerta del horno se nos quema.

Y el hombre… Pobre… pobre! Vuelve los ojos, como
cuando por sobre el hombro nos llama una palmada;
vuelve los ojos locos, y todo lo vivido
se empoza, como charco de culpa, en la mirada.

lunedì 27 gennaio 2014

Considerando a freddo, imparzialmente – Cèsar Vallejo


Considerando a freddo, imparzialmente, che l’uomo è triste, tossisce e, nondimeno,
si compiace del rosso del suo petto;
che il suo unico operato è comporsi
di giorni;
che è un oscuro mammifero e si pettina…


Considerando
che l’uomo proviene docilmente dal lavoro
e tuona se è capo, se è dipendente suona;
che il diagramma del tempo
è costante diorama nelle sue medaglie
e, ancor socchiusi, i suoi occhi hanno studiato
fin da tempi remoti
la sua formula famelica di massa…


Comprendendo senza sforzo
che l’uomo rimane, a volte, pensieroso
quasi volesse piangere
e, soggetto ad offrirsi come oggetto,
diventa un buon falegname, suda, uccide,
e poi canta,pranza, si abbottona…


Esaminando, infine,
i suoi pezzi discordi, la sua latrina,
la sua disperazione, finito il giorno, cancellato…


Considerando inoltre
che l’uomo è in verità un animale
e nondimeno, voltandosi, mi sbatte la sua tristezza in faccia...


Comprendendo
che lui sa che lo amo,
che lo odio con affetto e che mi è, insomma, indifferente…


Considerando i documenti generali
e passando sotto la lente il certificato
che attesta che è nato assai piccino…


Gli faccio un cenno,
viene,
e io lo abbraccio, emozionato.
Ma sì! Emozionato…emozionato!


Cèsar Vallejo – Perù, ( 1892 – 1932)

venerdì 17 maggio 2013

I FURBI

I furbi scendono la corrente come pesci bianchi
sulla cresta d'acque blu, oltre le rapide.
I furbi, con le loro gole e sopracciglia da furbi,
i loro furbi peli nel naso, entrambe le scarpe allacciate, tutte le tragedie cancellate,
denti splendenti.
I furbi non si scompongono. Anche le loro morti sono morti al quadrato, furbi furbi furbi.
Hanno case migliori, auto migliori, risate migliori.
Persino i loro incubi sono sogni sgargianti.
Questi furbi ti siedono di fronte, con un sorriso pulito, che li riempe, financo i capelli sprizzano nitore.
Quanto ho vissuto e quanti ne ho visti.
Sapete cos'è davvero la morte?
È uno di questi furbi rottinculo che ti stringe la mano e ti abbraccia.
Sapete cos'è davvero la morte?
Venite a vedermi mentre allungo la carta di credito
al cameriere disprezzandovi. O peggio.

(C. Bukowski)


mercoledì 3 aprile 2013


 




La vita è ciò che facciamo di essa.
I viaggi sono i viaggiatori.
Ciò che vediamo non è ciò che vediamo
ma ciò che siamo.

F. Pessoa



da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/aforismi/viaggi-e-vacanze/frase-14452>

sabato 17 novembre 2012

POSTA - C. BUKOWSKI


la posta aumenta.
lettere su lettere per dirmi
che grande scrittore
che sono,
e poesie, romanzi, novelle,
racconti, ritratti.
qualcuno chiede solo un autografo,
un disegno, una parola.
altri propongono una corrispondenza
permanente.
io leggo tutto, butto tutto,
faccio i miei
affari.
so bene che nessuno è
un"grande"scrittore.
può esserlo
stato,
ma scrivere è un'impresa
che ricomincia da capo
ogni volta
e tutti gli elogi,
i sigari, le bottiglie
di vino inviate
in tuo onore
non garantiscono
come sarà la riga successiva,
e soltanto quella conta,
il passato è
inutile,
siede sulle ginocchia
degli dei
mentre i secoli
svaniscono
nel loro marcio
celere
sfarzo.

C. Bukowski

giovedì 15 novembre 2012

WALKING AROUND - PABLO NERUDA

Succede che mi stanco di essere uomo
Succede che entro nelle sartorie e nei cinema smorto,
impenetrabile, come un cigno di feltro
che naviga in un’acqua di origine e di cenere.
L’odore dei parrucchieri mi fa piangere e stridere
Voglio solo un riposo di ciottoli o di lana
Non voglio più vedere stabilimenti e giardini
Mercanzie, occhiali e ascensori.
Succede che mi stanco dei miei piedi e delle mie unghie
E dei miei capelli e della mia ombra
Succede che mi stanco di essere uomo.
Dopo tutto sarebbe delizioso
Spaventare un notaio con un giglio mozzo
O dar morte a una monaca con un colpo d’orecchio.
Sarebbe bello andare per le vie con un coltello verde
E gettar grida fino a morir di freddo.
Non voglio essere più radice nelle tenebre,
barcollante, con brividi di sonno, proteso all’ingiù,
nelle fradicie argille della terra
assorbendo e pensando, mangiando tutti i giorni.
Non voglio per me tante disgrazie
Non voglio essere più radice e tomba
Sotterraneo deserto, stiva di morti,
intirizzito, morente di pena.
E per ciò il lunedì brucia come il petrolio
Quando mi vede giungere con viso da recluso
E urla nel suo scorrere come ruota ferita
E fa passi di sangue caldo verso la morte.
E mi spinge in certi angoli, in certe case umide,
in ospedali dove le ossa escono dalla finestra,
in certe calzolerie che puzzano d’aceto
in strade spaventose come crepe.
Vi sono uccelli color zolfo e orribili intestini
Appesi alle porte delle case che odio,
vi sono dentiere dimenticate in una caffetteria
vi sono specchi
che avrebbero dovuto piangere di vergogna e spavento,
vi sono ombrelli dappertutto e veleni e ombelichi.
Io passeggio con calma, con occhi, con scarpe,
con furia, con oblio
passo attraverso uffici e negozi ortopedici
e cortili con panni tesi a un filo metallico:
mutande, camicie e asciugamani che piangono
lente lacrime sporche.

P. Neruda



martedì 30 ottobre 2012

SE QUALCUNO TI SPEZZA IL CUORE...



Se qualcuno ti spezza il cuore dagli un pugno in faccia. Seriamente. Dagli un pugno in faccia e poi vai a mangiare un gelato.
 

 - Frank Ocean



"DATEMI IL FERMO, BIANCO FERMENTO..."


 

NON DATEMI NULLA
DI FISSO, DI STABILE, DI STATICO.
NON DATEMI L'INFINITO E L'ETERNO:
NIENTE INFINITO, NIENTE ETERNITA'.
DATEMI IL FERMO, BIANCO FERMENTO,
L'INCANDESCENZA E IL GELO
DEL MOMENTO INCARNATO:
IL MOMENTO, IL VIVO DI OGNI MUTAMENTO
E RAPIDITA' E OPPOSIZIONE:
IL MOMENTO, IL PRESENTE IMMEDIATO,
L'ADESSO.


(Thomas Stearns Eliot)



domenica 12 agosto 2012

martedì 24 luglio 2012

IL PROGRESSO SI DEVE ALLA FORZA DELLE PERSONALITA' E NON DEI PRINCIPI.

(Oscar Wilde)

venerdì 24 giugno 2011

Ero arrivato con cinque anni di ritardo allo stesso stadio di Guido quando se n'era andato dal liceo: non avevo più voglia di lamentarmi delle cose come se fossero inevitabili. Non avevo più voglia di lamentarmi che Milano era una città orrenda e continuare ad abitarci, dire che l'università era un parcheggio per disoccupati e continuare a frequentarla, dire che vivere dai miei era morboso e continuare a farlo.
Non avevo più voglia di lavorare a costruzioni mentali e ipotesi e teorie per spiegare o giustificare la mia inerzia insoddisfatta.

Mi sembrava di essere vissuto solo di parole, in un paese di parole, dove quello che si dice conta molto di più di quello che si fa, e adesso ne ero completamente saturo. Volevo costruirmi un’altra vita in base al tatto e all’olfatto e alla vista in un altro luogo di cui ero contento: usare i miei sensi, non dire più niente.

(Due di Due, A. De Carlo)

martedì 14 giugno 2011

Ma i veri viaggiatori partono per partire
e basta /
dicono sempre "Andiamo", e non sanno perché.
(C. Baudelaire)

domenica 12 giugno 2011

NAZIM HIKMET

SEI LA MIA SCHIAVITU' SEI LA MIA LIBERTA'
SEI LA MIA CARNE CHE BRUCIA
COME LA NUDA CARNE DELLE NOTTI D'ESTATE
SEI LA MIA PATRIA
TU, COI RIFLESSI VERDI DEI TUOI OCCHI
TU, ALTA E VITTORIOSA
SEI LA MIA NOSTALGIA
DI SAPERTI INACCESSIBILE
NEL MOMENTO STESSO
IN CUI TI AFFERRO.


Le baiser de l'Hotel de Ville - Robert Doisneau

domenica 15 maggio 2011

Non ci saranno più scene di interni con persone che leggono e donne che lavorano a maglia. 
Si dipingeranno esseri viventi che hanno respirato, sentito, sofferto, amato. 

(E. MUNCH)

Separation - E. Munch
 Separation -  E. Munch

mercoledì 13 aprile 2011

LA SEMPLICITA', LA FEROCIA, L'UMANITA' ASSOLUTA NELLO STILE INCONFONDIBILE DI CHARLES BUKOWSKI

IL MIO AMICO WILLIAM


il mio amico William è un uomo fortunato:
non ha abbastanza immaginazione per soffrire

ha conservato il suo primo impiego
la sua prima moglie 

è capace di guidare per 50.000 miglia
senza una frenata

balla come un cigno
e ha gli occhi più belli e inespressivi
che ci siano da El Paso fino a qui

il suo giardino è un paradiso
i tacchi delle sue scarpe sono sempre allo stesso livello
e la sua stretta di mano è vigorosa

la gente gli vuol bene

quando il mio amico William morirà
non sarà certo di cancro o di pazzia

passerà davanti al diavolo
per andare in paradiso

stasera lo vedrete alla festa
sorridere
davanti al suo martini

beato e contento
mentre qualcuno
gli chiava la moglie
nel bagno.

(C. Bukowski)



venerdì 1 aprile 2011

IL VIAGGIO -- Baudelaire

Il viaggio



A Maxime Du CbampIAl ragazzo di mappe, di stampe appassionato,
è vasto l'universo quanto è vasta la brama.
Ah, come è grande il mondo al lume di una lampada!
agli occhi del ricordo come è piccolo il mondo!

Un mattino partiamo col fuoco nel cervello,
col cuore traboccante di rabbia e voglie amare,
e ci affidiamo al ritmo dell'onda che addormenta
il nostro infinito sul finito del mare.

C'è chi fugge felice una patria obbrobriosa
e chi l'orrore della propria culla;
altri, astrologhi a picco negli occhi di una donna,
la tirannica Circe dai rischiosi profumi.

Per non mutarsi in bestie s'inebriano di spazio
e di luce e di cieli fiammeggianti;
il gelo che li morde, il sole che li cuoce
cancellano adagio il marchio di quei baci.

Ma i veri viaggiatori partono per partire
e basta: cuori lievi, simili a palloncini
che solo il caso muove eternamente,
dicono sempre "Andiamo", e non sanno perché.

I loro desideri somigliano alle nubi;
e come il coscritto sogna il cannone, loro
sognano vaste, ignote, cangianti voluttà
di cui nessuno al mondo ha mai saputo il nome!

lunedì 28 marzo 2011

"Eravamo insieme, tutto il resto del tempo l'ho scordato."

Walt Whitman